Torio scatenato

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Nel 1828 il chimico svedese Jacob Berzelius riconobbe in un minerale proveniente dalla Norvegia la presenza di un nuovo elemento metallico che chiamò torio, in onore del dio Thor, una divinità scandinava. Il torio ha peso atomico 232 e si trova subito prima del protoattinio e dell’uranio nella Tabella di Mendeleev, capostipite di una riga di elementi “pesanti” detti attinidi.
Il torio ebbe limitate applicazioni commerciali; nel 1892 l’inventore austriaco Carl Auer scoprì che, ponendo delle reticelle di fili di torio intorno a una fiamma, questa reticella forniva un’intensa luce bianca migliorando l’illuminazione fornita dalle lampade a gas, che peraltro furono presto soppiantate dalle lampadine elettriche.
Nell’ambito delle ricerche nucleari iniziate negli anni Quaranta del Novecento gli scienziati videro che, in seguito all’urto dei neutroni sui nuclei del torio, non si aveva fissione e liberazione di energia, come nel caso dell’uranio e del plutonio, ma si aveva la formazione di un isotopo dell’uranio, l’uranio-233, che era fissile e poteva essere utilizzato come fonte di energia. Il gruppo diretto dal fisico americano Alvin Weinberg studiò le reazioni nucleari del ciclo torio-uranio.
Furono anche costruiti dei reattori con tale ciclo; quello di Elk River, nello stato del Minnesota, funzionò però soltanto dal 1962 al 1968 e il suo combustibile irraggiato, altamente radioattivo, fu acquistato dall’Italia per essere ritrattato nel laboratorio di Trisaia, in Basilicata; l’impresa è stata poi abbandonata e le scorie radioattive sono ancora in tale laboratorio.
I reattori funzionanti col ciclo torio-uranio furono abbandonati anche perché, durante la guerra fredda fra Stati Uniti e Unione Sovietica, i due paesi avevano interesse a costruire reattori militari e commerciali capaci di fornire come sottoprodotto materiali adatti per le bombe atomiche e il ciclo uranio-plutonio si prestava “bene” a questo scopo che fu adottato dovunque. Per ovviare agli inconvenienti dei reattori a uranio-plutonio è adesso rinato un interesse per i reattori a torio che alcuni fabbricanti propongono come fonti di “energia nucleare verde”.
Il torio in natura è più abbondante dell’uranio; il suo principale minerale, la monazite, è il sottoprodotto della lavorazione di sabbie contenenti titanio, zirconio e terre rare e si trova in Cina, Australia, India, Stati Uniti, Canada, Norvegia, Groenlandia, Brasile, Sud Africa. Peraltro anche dalla fissione dell’uranio-233 si formano scorie radioattive, anche se la loro radioattività è minore e diminuisce più rapidamente di quella delle scorie del ciclo uranio-plutonio; inoltre anche l’uranio-233 fissile si presta alla fabbricazione di bombe atomiche ed è quindi esposto a tentativi di furti e sabotaggi e a pericoli di proliferazione nucleare.
No: neanche in questa forma l’energia nucleare si può considerare “verde”.

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