Tutti frutti
Migliaia di tonnellate di frutta italiana di qualità venduta nei negozi della Cooperativa. Coop e il mondo agricolo italiano: una collaborazione nel segno del rispetto e della convenienza come dimostra, in questo mese, la promozione delle mele del Trentino e della Valtellina.
«È bene uscire da una fase di polemiche strumentali e di contrapposizioni che non aiutano a risolvere i problemi. Per noi il mondo agricolo italiano è un partner fondamentale con cui collaboriamo e vogliamo continuare a collaborare. E lo stiamo dimostrando nei fatti con iniziative che portano in vendita nei nostri negozi migliaia di tonnellate di frutta italiana di qualità». Parola di Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia.
Quello del rapporto tra catene della Grande Distribuzione e mondo agricolo è un tema quanto mai caldo negli ultimi mesi, in cui si sono succedute prese di posizione degli agricoltori che, in diversi casi, hanno indicato nella Grande Distribuzione una delle cause dei loro problemi e delle loro difficoltà.
di comune accordo Una polemica cui Coop ha da subito replicato cercando di evitare deformazioni della realtà, ma soprattutto proponendo un terreno di azioni concrete e positive a sostegno delle produzioni italiane. Si è cominciato nell’estate, con un accordo con la Regione Emilia Romagna (assieme anche ad altre catene distributive) che ha portato a vendere 12mila quintali di pesche nettarine, di cui il 60 per cento nei negozi Coop.
A ottobre è quindi arrivata la promozione davvero importante per l’uva pugliese e siciliana. Attraverso accordi con le due Regioni (in esclusiva in Sicilia, con altre insegne in Puglia), Coop ha venduto 25mila quintali di uva (in confezioni da 2,5 Kg col simbolo delle regioni di provenienza sui cartoni) al prezzo di 0,70 euro al chilo. L’accordo siglato ha consentito di riconoscere ai produttori 50 centesimi al chilo (una cifra ben superiore a quella mediamente praticata sul mercato) e di indicare pubblicamente questo dato. Di fatto Coop, acquistando l’uva a 65 centesimi al chilo (prezzo che include le spese di trasporto e confezionamento) e tenendo conto dell’Iva, ha applicato un margine vicino allo zero. «Lo abbiamo fatto molto volentieri – spiega Tassinari – perché vendere prodotti di qualità nel segno della convenienza è la nostra missione. Ribadisco che per noi il rapporto col mondo agricolo italiano è fondamentale: lavoriamo con 14mila aziende diverse e vendiamo 6 milioni di quintali di ortofrutta italiana in un anno. E questo ci spiace se non viene riconosciuto. Noi comunque cerchiamo di parlare con i fatti».
Dopo l’uva, infatti, a novembre toccherà alle mele, con una promozione commerciale incentrata su produzioni italiane (del Trentino e della Valtellina). Al momento in cui scriviamo i dettagli di data e di prezzo non sono ancora stati fissati, ma basta ricordare che pochi anni fa un’iniziativa analoga consentì di vendere 40mila tonnellate di mele.
E dopo le mele, a inizio anno, toccherà alle arance siciliane, visto che Coop sta lavorando con la Regione a definire un accordo simile a quello fatto per l’uva.
la via dell’orto Ma per capire bene la questione legata all’ortofrutta in Italia e per individuare correttamente responsabilità e correttivi è importante tener conto di alcune valutazioni più generali. «Le cifre Coop – continua Tassinari – dicono che nel 2008 le vendite di ortofrutta hanno segnato un più 5,2 per cento e nei primi mesi del 2009 siamo cresciuti di un altro 5,7 per cento, anche se poi le difficoltà delle crisi si sono fatte sentire. Queste cifre dicono però che noi siamo da anni in controtendenza rispetto a un mercato in cui l’ortofrutta cala. Ciò testimonia l’impegno di Coop, fatto di specifiche campagne, di promozioni e di accordi con i produttori e le istituzioni. Ma ci sono problemi più di fondo con cui fare i conti.
Dal Duemila al 2008, mentre la produzione ortofrutticola italiana è cresciuta in volume del 20 per cento, i consumi interni di questi prodotti sono calati del 15 per cento. C’è un divario pesante da colmare. Allora qui non serve dividere il mondo tra buoni e cattivi. Bisogna fare in modo che il consumo di frutta e verdura da parte degli italiani torni ad aumentare. Per questo al mondo agricolo noi proponiamo di collaborare partendo dalla capacità di comunicare il valore delle produzioni nazionali, dal lavorare sui costi inutili presenti nella filiera, dando più trasparenza al mercato e specializzando le produzioni. L’esperienza Coop ci dice che queste cose si possono fare e danno risultati importanti».
UVA COMPRESA La vendita promozionale dell’uva siciliana e pugliese presentata alla fiera “Macfrut” di Forlì alla presenza dei due assessori regionali Dario Stefano e Michele Cimino. «L’iniziativa con Coop – ha detto l’assessore pugliese Dario Stefano – ha l’obiettivo di sostenere un comparto strategico per il nostro sistema economico, gravato da pesanti difficoltà dovute alla crisi dei consumi e alla concorrenza dei paesi mediterranei che introducono produzioni con prezzi più bassi spesso spacciate come pugliesi, senza però avere una qualità certificata. Questa intesa rappresenta un passaggio strategico fondamentale, nell’ottica del ruolo che la Regione Puglia è chiamata a svolgere. Un ruolo di garanzia della sicurezza e della qualità delle produzioni agroalimentari e di interlocutore istituzionale per favorire accordi interprofessionali fra i produttori, le loro organizzazioni e la distribuzione organizzata. L’iniziativa con Coop è un tassello di questa strategia». «Quello dell’uva rappresenta un segmento molto importante per vaste aree della Sicilia – ha spiegato Michele Cimino, assessore all’Agricoltura e Foreste della Regione siciliana –. Il protocollo d’intesa stipulato tra il nostro assessorato, il Consorzio di Tutela Promozione dell’“Uva da Tavola di Canicattì Igp” e la Grande Distribuzione corrisponde a una strategia vincente per valorizzare le eccellenze dei prodotti agricoli siciliani. Far incontrare il mondo della produzione e il mondo della commercializzazione significa accorciare la filiera. Questo consentirà una concreta boccata d’ossigeno a un settore che attraversa un grave momento di difficoltà».












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