Tutto in una
Bella, silenziosa ed efficiente. Magari anche intelligente, in grado di comprendere da sola cosa fare senza stressarci di fronte a scelte impegnative. E poi delicata ma risoluta. Non fraintendete, non stiamo facendo sociologia, semplicemente abbiamo messo in fila i desideri degli italiani rispetto a una nuova lavasciuga. A cui è bene aggiungere un altro sogno: che sia poco costosa e consumi poco, cosa non comune per un modello che unisce al lavaggio anche il compito, decisamente impegnativo – almeno per la bolletta –, dell’asciugatura e la cui scelta, spesso, è obbligata per chi non ha la possibilità di utilizzare uno spazio sufficiente per stendere il bucato. Partiamo proprio da quest’ultimo desiderio, su cui è facile inciampare se non si hanno le informazioni giuste.
il ciclone Se l’efficienza energetica non è più considerata un’incognita da quando hanno fatto la loro comparsa le classi energetiche sui modelli in vendita nel nostro paese e non ci sia più quasi nessuno che ignori che un modello di classe A consuma molto meno di uno di classe B o peggio ancora, di classe C, basta un giro in un reparto che ospita le lavasciuga per rendersi conto che le “trappole” non mancano. Nei negozi, infatti, è facile imbattersi in comunicazioni contraddittorie: l’etichetta riporta la classe energetica ma a ben guardare si scopre che non comprende il ciclo di asciugatura e dunque è ben più ottimistica di quella che dovrebbe essere. Vale dunque la pena di fare chiarezza.
L’efficienza energetica, come è ovvio, è legata al consumo elettrico dell’apparecchio. In una lavatrice tradizionale viene misurata per un ciclo di lavaggio completo e a pieno carico a 60 gradi. Nel caso di una lavasciuga, invece, esprime il consumo di energia dell’apparecchiatura per un ciclo di lavaggio e due di asciugatura (e questo perché la capacità di asciugatura è metà della capacità di lavaggio in quanto il bucato ha bisogno di più spazio per asciugarsi). I dati che consentono al cliente di capire immediatamente se un modello è efficiente o troppo dispendioso vanno presi sul ciclo completo. E per capire le differenze tra quanta energia impegna una lavatrice tradizionale e quanta ne divora una lavasciuga basti considerare che mentre i consumi della prima difficilmente superano il chilowattora (kWh), per la seconda molto spesso si superano anche i cinque chilowatt. Meglio, dunque, farsi attentamente i conti prima di un acquisto del genere per non trovarsi di fronte a un salasso che diventerà chiaro alla prima bolletta. Altro particolare da tenere in conto prima di innamorarsi di un apparecchio del genere è che, nonostante abbia una capacità di carico generalmente più grande di una semplice lavatrice, al momento di asciugare è molto meno generosa. Si va dai casi migliori in cui per 8 chili di bucato il modello è in grado di “seccarne” 6 ai peggiori in cui il rapporto è 2 a 1.
a pieno carico Una volta esaminata la spesa energetica di un apparecchio del genere è bene prestare attenzione all’altra caratteristica espressa dall’etichetta obbligatoria: l’efficacia di lavaggio. Questo dato è misurato in laboratorio riempiendo l’apparecchio di un carico di cotone da 5 kg, composto di pezze di diversa trama e forma: stoffe con armatura a tela e a nido d’ape, pezzi di tessuto di forma tubolare, come le federe, asciugamani. Nel cestello vengono aggiunti anche provini macchiati con coloranti sintetici che simulano le peggiori macchie: vino, sangue, cioccolato, grasso e olio minerale. Finito il lavaggio, i provini vengono asciugati e sottoposti a controllo. Il miglior punto di arrivo è la lettera A. Una volta confrontate le lettere dell’etichetta di efficienza energetica, però, sarebbe bene continuare a confrontare le funzioni della lavasciuga. L’acqua consumata dal modello che stiamo per portare a casa, per esempio, è una di quelle più importanti. Le differenze tra apparecchi anche della stessa fascia di prezzo e con medesima capacità di carico sono spesso enormi e non incidono sulla resa del bucato. Ragione sufficiente per difendere un bene prezioso come l’acqua e scegliere i modelli che ne consumano meno.
rumori molesti Veniamo, infine, ai programmi e alle funzioni che possono fare la differenza. Ogni lavasciuga, esattamente come accade per le lavatrici, prevede il trattamento dei vari tessuti: cotone, delicati, sintetici, lana, a temperature diverse. In qualche caso si aggiungono programmi decisamente più “mirati”: jeans, sportivi, lingerie, capi bambini. Il più delle volte queste funzioni non vi cambieranno la vita. Utile, invece, è la possibilità di impostare il termostato a un livello diverso da quello stabilito dal programma. Solo così, per esempio, si può ridurre la temperatura da 90 a 40 gradi per un bucato non tanto sporco, abbattendo i consumi del 30 per cento e limitando i danni del calcare, che fino a 55 gradi resta quasi tutto in sospensione. Non sempre presente, ma da non perdere, infine, è il lavaggio rapido, che si conclude in appena 30-40 minuti.
Torniamo ai sogni di utilizzatrici, utilizzatori (e vicini di casa). Uno dei più citati nelle inchieste di mercato è che il modello sia silenzioso. Peccato che di fronte a questo desiderio di massa il dato, sulle energy label non trovi quasi mai una risposta. Davvero in pochi lo indicano. Chi ha necessità di limitare il rumore, insomma, dovrebbe interpellare i produttori, tenendo conto che la lavatrice dà due diversi livelli di rumorosità, uno per il lavaggio, l’altro per la centrifuga. In genere, nella fase di lavaggio la rumorosità è tra 50 e 58 decibel. Non si tratta di una differenza enorme, anche se una riduzione di 3 decibel dimezza il rumore percepito.

E se, per risparmiare, ci preparassimo alla “scoperta dell’acqua calda”? In fondo sarebbe semplice: facendo entrare nella lavatrice l’acqua già riscaldata dai pannelli solari o della caldaia si risparmierebbe un bel po’ dell’elettricità. Facendo i conti appare chiaro che, nel caso delle lavatrici, i numeri sarebbero di estremo interesse: circa l’80 per cento dell’elettricità consumata da una lavabiancheria in un ciclo di lavaggio a 60 gradi se ne va proprio per scaldare l’acqua. E l’Agenzia svizzera per l’efficienza energetica ha stimato che una famiglia consuma per la lavatrice circa 170 kWh l’anno e che alimentando la lavatrice con acqua calda dall’esterno può ridurli a 57 il che, con i costi dell’elettricità in Italia, si tradurrebbe in un risparmio di 25-30 euro in un anno. Dunque basterebbe collocare l’elettrodomestico il più vicino possibile alla caldaia, collegarla e il gioco sarebbe fatto. Peccato che per questo risparmio non basta una lavatrice qualunque, ma servono apparecchi particolari. Modelli in grado di effettuare risciacqui, con acqua fredda e che permettano di selezionare la temperatura per non rovinare i capi delicati. In due parole lavatrici a doppio ingresso, molto diffuse all’estero, ma rare nei negozi italiani. Per la verità qualcosa nel nostro paese si trova anche, ma solo cercando nella fascia di prezzo medio-alta. Difficile scendere sotto i 500 euro. Salendo (e di molto nei prezzi) si trovano addirittura modelli che possono essere alimentati anche con acqua piovana. Una frontiera dell’ecologismo più spinto che, però, si paga ancora troppo cara











