Umano, troppo disumano
Da quando ci alziamo al mattino a quando andiamo a dormire la sera non facciamo che verificare atteggiamenti aggressivi e ostili, come se si vivesse sempre gli uni contro gli altri.
Vi è mai capitato di sorprendervi per un normale atto di cortesia? Che so, qualcuno che vi aiuta a portare una valigia dal treno al marciapiede? O qualcuno che semplicemente vi cede il passo se siete una donna e incrociate un uomo? Tutti parlano e nessuno ascolta, basta vedere una trasmissione televisiva qualsiasi per toccare con mano questo livello mostruoso di inciviltà e quindi di infelicità che intesse la nostra vita quotidiana. Pensate solo alle parole che vengono dette o scritte dai media, sempre più degradate nel loro valore di comunicazione del pensiero, in quanto il pensiero stesso si è abbassato a livelli inaccettabili. Il costume, la politica, vivono un esibizionismo che nutre il voyerismo indotto della gente sempre più “normalizzata” su parametri fino a ieri inaccettabili.
Penso, per esempio, ai toni offensivi verso il nobel Rita Levi Montalcini, in Parlamento come in privato, quando fu invitata in maniera arrogante e volgare a fare la fila per votare, quasi temessero che la sua età le consentisse di usufruire di un privilegio. Per non parlare poi del linguaggio di certi politici che da quindici anni legittimano un gusto da trivio con un frasario che neanche in caserma, credo, passerebbe inosservato. Tutto questo è il risultato di un mondo che non riconosce più la bellezza e l’intelligenza, l’eleganza dei rapporti, la dolcezza, il rispetto e lo scambio affettivo tra esseri umani.
Pensavo a questo e ad altro, vedendo il film “Lebanon” che parla di una guerra assurda contro gente indifesa e umanizza al tempo stesso la durezza del conflitto attraverso la paura e l’angoscia dei poveri soldati coinvolti. La mia prima reazione è stata: “Possibile che l’umanità non impari mai la lezione e riproponga il ciclo della morte e della distruzione per riattivare una rinascita altrimenti irrealizzabile?”. Ma subito dopo ho fatto un’altra considerazione: “Il film è di un regista israeliano che fa un racconto autocritico e dolente di una realtà apparentemente immodificabile...”.
E questa riflessione mi ha addolcito il cuore perché, fino a quando ci saranno uomini con la coscienza illuminata, ci sarà di che sperare.










