Un forte slancio

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La crisi economica comincia a farsi sentire anche sui consumi alimentari, in calo del tre per cento secondo gli ultimi dati Istat. «Lo sappiamo bene, e lo sanno ancora meglio quelle famiglie che sopportano il peso di una crisi generata dalle forsennate speculazioni finanziarie esplose nel 2008 con il crollo dei titoli spazzatura che avevano inquinato l’economia mondiale. Sapevamo che le conseguenze di quella crisi cartacea sarebbero ricadute sull’economia reale, così oggi assistiamo ad un incedere pericoloso della disoccupazione, della cassa integrazione, ad una diminuzione del reddito e delle pensioni che costringono tante persone a tagliare perfino spese essenziali come il cibo».

E come pensa la Cooperativa di continuare a incrementare le vendite se i consumi sono in calo? «In realtà per il 2010 non abbiamo previsto incrementi di vendite a rete omogenea, cioè senza considerare ovviamente le nuove aperture. Il nostro primo impegno è quello di fidelizzare sempre di più la nostra base sociale in modo da ampliare la spesa che i soci effettuano nella Cooperativa. Tuttavia stiamo andando verso una fase di consumi stabili, forse addirittura in regresso, comunque certamente non in crescita. Se questo è un dato reale, mi domando però quante diversità, quante particolarità esistono al suo interno e quanto noi possiamo coglierle. Oggi viviamo in una società piena di tendenze culturali, di persone che vivono il consumo in maniera diversificata, come necessità ma anche come atto di cittadinanza. Gli acquisti sono dettati da tante motivazioni diverse. Ecco, io penso che in questa nuova articolazione del consumo ci siano molte opportunità».

Per esempio? «Per esempio osservo che, pur in un periodo di forte contrazione dei consumi, crescono i mercati del biologico, dell’equosolidale, dei prodotti tipici e locali che sono sempre più apprezzati e ricercati dai consumatori. Certo, si tratta molto spesso di piccoli segmenti, ma sono significativi e ci sfidano a vivacizzare i nostri assortimenti, renderli più dinamici, adeguarli continuamente ai cambiamenti socioculturali, alle nuove tendenze che avanzano, alle esigenze più specifiche di una società in continua evoluzione».

Cosa sta facendo la Cooperativa per alleggerire il peso della crisi sui propri soci e consumatori? «In linea generale bisogna mantenersi fedeli alla nostra missione che è quella di garantire sempre convenienza e qualità. Ma ci sono dei momenti in cui alle cooperative è richiesto uno sforzo ancora maggiore per andare incontro alle difficoltà dei soci. Per questo abbiamo investito molto su una politica nazionale di convenienza, abbassamento dei prezzi su tantissimi prodotti di prima necessità, rafforzamento del prodotto a marchio Coop, impiego di risorse aggiuntive in aree in cui è necessario marcare maggiormente la nostra presenza».

Una delle chiavi del successo delle politiche della convenienza sta nel rapporto con i fornitori, che spesso sono grandi imprese multinazionali con le quali è molto difficile trattare. Recentemente Coop ha avuto il coraggio di eliminare dai propri scaffali alcuni prodotti anche importanti perché giudicava ingiustificati gli aumenti richiesti. Non c’è il rischio che questi rapporti si alterino a vantaggio della produzione e quindi a discapito dei consumatori? «Questa è una questione aperta sulla quale bisogna essere molto vigili per mantenere e possibilmente aumentare il nostro potere contrattuale nei confronti dei fornitori. Non a caso abbiamo operato un importante cambiamento organizzativo che ha portato a rinsaldare i rapporti tra le grandi cooperative di consumatori e si è concretizzato in una rilancio della nostra struttura consortile nazionale, Coop Italia, che è stata messa nelle condizioni di meglio esprimere il nostro potere contrattuale come maggiore distributore di alimentari in Italia, attraverso una gestione più snella e dinamica degli acquisti e degli assortimenti. D’altra parte un Coop Italia forte, autonomo e responsabile rappresenta sempre di più l’architrave delle nostre politiche commerciali».

Nelle scorse settimane la Cooperativa si è aggiudicata un importante spazio commerciale nella città di Livorno. Altre partite rilevanti si giocano a Grosseto e in Campania. Siccome lo sviluppo è una carta decisiva sul tavolo delle sfide competitive, cosa c’è nei programmi di investimento della Cooperativa? «Attribuiamo molta importanza allo sviluppo nei nostri territori storici perché è lì che si ottengono quei risultati che ci permettono di potenziare ed estendere la nostra rete di vendita. A Grosseto si è finalmente concluso l’iter che porterà alla realizzazione di un centro commerciale al cui interno sorgerà il nostro punto vendita, nell’area appositamente individuata dal piano strutturale. Questo ci consentirà di dare anche a Grosseto, che insieme a Livorno è uno dei due nostri capoluoghi storici, una risposta di alto livello».

E per quanto riguarda Livorno? «A Livorno ci siamo trovati ad affrontare una situazione nella quale il Comune ha dovuto prevedere un nuovo centro commerciale in una zona assai prossima al nostro Supermercato di La Rosa. A quel punto abbiamo valutato che dovevamo accollarci noi la realizzazione dell’opera e, insieme a Unicoop Firenze, abbiamo acquisito l’area all’interno della quale sorgerà tra l’altro un nuovo Supermercato Coop».

E La Rosa che fine farà? «Non sarà certo abbandonato perché comunque abbiamo bisogno di mantenere in quella zona un presidio commerciale significativo e poi perché intendiamo preservare intatto il ruolo non solo commerciale che quella struttura svolge da oltre quarant’anni. Pensiamo a realizzazioni con funzione di servizio e aggregazione sociale per il quartiere. In ogni caso, le decisioni su come realizzare entrambi questi obiettivi le prenderemo attraverso un percorso partecipato con i nostri soci innanzitutto».

Mi sembra di capire che sono maturate alleanze importanti, a cominciare da Unicoop Firenze... «Quello delle alleanze è un capitolo importantissimo, una risorsa che dobbiamo saper attivare per raggiungere i nostri obiettivi. Posso dire che si riconferma e si consolida un quadro di relazioni e collaborazioni per lo sviluppo il cui corollario più significativo è sicuramente una maggiore intesa in ambito distrettuale che ha portato a condividere linee strategiche e risultati di valore come a Livorno e in Campania dove, sempre a partire da una collaborazione fra noi e Unicoop Firenze, stanno maturando occasioni di impegno per una più forte presenza cooperativa anche in quella regione».

Soci e consumatori esprimono molta fiducia nei confronti di Coop. Come si spiega questo attaccamento a ciò che in fondo per molte persone potrebbe essere vissuto solo come un semplice marchio commerciale? «La gente ha fiducia in Coop perché sente che è dalla parte dei consumatori. Chi ci conosce sa che i nostri supermercati sono contenitori di valori oltre che di merci. Basta pensare al prodotto a marchio, alle certificazioni etiche, all’impegno per il rispetto dei diritti dei lavoratori, dell’ambiente, l’attenzione che mettiamo nel controllare ogni singolo aspetto della qualità e sicurezza dei prodotti. Per non parlare delle decine di attività in campo sociale e consumerista animate da centinaia di soci volontari che contribuiscono a consolidare relazioni profonde con i territori e le comunità. Alle nostre assemblee partecipano ogni anno decine di migliaia di persone che vogliono sapere, informarsi, manifestare il loro punto di vista, anche criticare se occorre, in un dialogo proficuo che noi cerchiamo di alimentare e rendere permanente. Questo continuo esercizio di responsabilità sociale ci arricchisce e ci fortifica, e ci aiuta a fare sempre meglio il nostro mestiere senza rinunciare ad esprimere, in certi momenti, dei punti di vista che fanno parte della nostra cultura e della nostra storia. Per esempio, non abbiamo condiviso la scelta di quei sindaci che hanno autorizzato l’apertura degli esercizi commerciali il primo maggio perché ci sono alcuni punti fermi che non possiamo abbandonare, e non solo per una questione di rispetto della sacralità di certe ricorrenze. Rinunciando all’apertura del primo maggio, abbiamo voluto richiamare anche l’esigenza di fare i conti con un bisogno di sobrietà nella vita di ciascuno di noi, un bisogno di recuperare spazi nei quali l’individuo possa ritrovare una sua dimensione non necessariamente legata al consumo».

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