Un medico in famiglia
Un medico, con moglie e figlie, ha aperto le porte a ragazzini e adulti in difficoltà. E così una casa come tante diventa una casa-famiglia.
Medico di base a Massa dall’87, dopo un’esperienza di alcuni anni da pediatra in Africa, Pierluigi Bordigoni, 60 anni, insieme alla moglie Lidia e alle tre figlie, ha dato vita quindici anni fa alla casa-famiglia di Marina di Massa, legata all’Associazione Giovanni XXIII di don Oreste Benzi.
Da cosa è nata questa scelta? «Da una profonda motivazione religiosa: ci siamo chiesti come mettere in pratica, in forma moderna, il precetto cristiano della carità? Di solito lo si fa da fuori, senza alterare l’equilibrio interno delle nostre famiglie. Io e mia moglie abbiamo deciso di aprire la porta a chi è in difficoltà, attuando la condivisione diretta».
Chi viene accolto nella casa-famiglia? «Minori in affido dai servizi sociali del Comune, ma anche adulti che vivono momentanee situazioni di disagio. Siamo una specie di scialuppa di salvataggio, per recuperare autonomia e indipendenza».
E i risultati? «Buoni. Molti dei ragazzi che sono stati da noi hanno studiato, lavorano e soprattutto hanno ricostruito un rapporto con la famiglia d’origine».
Momenti difficili? «Quando le nostre figlie, ora sposate e madri, erano adolescenti: la loro richiesta ricorrente era di tornare ad essere una famiglia “normale”. Ma sono maturate molto e hanno sviluppato un’incredibile capacità di accoglienza. Oltre a tanti bei ricordi».
Quanti siete di solito? «Dipende dai momenti: passiamo da un minimo di tre a un massimo di undici affidi in contemporanea».
Problemi di convivenza? «Sono gli stessi che vivono le famiglie “regolari”: si discute su chi lava i piatti o su chi deve portare fuori la spazzatura. E ci sono anche molti scontri soprattutto con gli adolescenti, i più abbandonati, con cui non è facile ricostruire una base di valori».
Come vi finanziate? «Con il mio stipendio, la casa in comodato gratuito della Diocesi, le rette dei minori in affido e la condivisione anche materiale con le altre case-famiglia della Comunità. Conduciamo una vita semplice, ma non ci manca niente».












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