Un po’ di tatto

Arriva la pelle bionica sensibile al tatto.

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Negli anni Ottanta spopolavano in Tv le serie di telefilm come “La donna bionica” e “L’uomo da sei milioni di dollari”. Descrivevano scenari impossibili con esseri umani riparati con “pezzi di ricambio” robotici, ma perfettamente integrati con il corpo che conferivano ai due supereroi straordinari superpoteri. Da allora l’ingegneria e la medicina hanno portato questi scenari un passo più vicino alla realtà, prima con l’occhio bionico, ancora decisamente rozzo ma promettente, poi con gli arti bionici, come la “SmartHand”, la mano robotica testata dall’équipe della Scuola Sant’Anna di Pisa che i ricercatori stanno faticosamente riuscendo ad integrare nei circuiti nervosi del paziente, così che la mano possa essere comandata “con la forza del pensiero”.

Ma si tratta comunque sempre di pezzi meccanici fatti di viti e bulloni, con la freddezza che solo un pezzo di metallo può trasmettere. Ma questa nuova idea che arriva dagli Stati Uniti è davvero impressionante, perché restituisce funzionalità a quella parte del corpo attraverso cui passano tutte le sensazioni e fa da barriera con il mondo esterno: la pelle. Si tratta della creazione, da parte di un gruppo di ricercatori dell’Università di Berkeley, in California, di una pelle completamente artificiale fatta di nanocircuiti di semiconduttori, non per niente ribattezzata subito “e-skin”. La pelle sintetica è sensibile al tatto, esattamente come la pelle umana ed è la prima a essere realizzata completamente a partire da semiconduttori cristallini.

Il fatto è che questa pelle non è pensata proprio per sostituire quella naturale, ma per “rendere umani” gli arti dei robot, che siano essi parti bioniche di ricambio per uomini, come una mano o una gamba, o robot completi dotati di braccia, gambe e volto. La pelle bionica rivestirà gli arti, con l’obiettivo futuro di restituire al paziente le sensazioni tattili. Adesso la pelle sintetica andrà integrata con i circuiti nervosi umani (passo più significativo e difficile), mentre sarà più verosimile progettare robot “umanoidi” che pian piano saranno capaci, oltre che di parlare, sorridere, insegnare o cucinare, anche di accarezzare un volto. Il futuro bussa davvero alla nostra porta.