Vai col verde

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Chiamiamola come volete, “green economy“ all’inglese, o più semplicemente “economia verde” all’italiana, ma sono in molti a pensare che sia questa la via giusta per uscire dalla crisi e imboccare la strada di un nuovo modello di sviluppo. Detta così può sembrare una delle tante visioni utopistiche di cui è infarcita la storia millenaria dell’umanità. In realtà la green economy è già tra noi. Se prima la sostenibilità ambientale – dalla grande industria che produce beni materiali ai comportamenti quotidiani delle persone – era vista come un costo in più da pagare alla società del benessere e dell’abbondanza, oggi è diventata una nuova occasione di impresa e di guadagno. Tutto è cominciato con la critica etica al modello di sviluppo ed è finito con il nascere e l’affermarsi del business verde. Dunque, niente sogno da fanatici dell’ambientalismo ma decisa sterzata nel modo di fare le cose, di produrre i beni, consumarli e in definitiva di vivere la modernità.

La crescita del consumo di prodotti biologici, la domanda crescente di beni sostenibili in tutti i settori merceologici (basta entrare in un supermercato Coop per averne un’ampia panoramica), l’interesse nei confronti della bioedilizia, non sono forse la testimonianza evidente di quanto sia cambiato il modo di vedere l’economia e la sua funzione sociale? La relazione tra tutte le esperienze che bollono nel pentolone della green economy non può che essere la qualità del prodotto. Dove la parola qualità significa innovazione tecnologica, rispetto per l’ambiente (e per le persone), risparmio energetico, uso di materiali e cibi naturali, e possibilmente recupero, riciclaggio e riuso di quelle merci non più utilizzate che abbastanza impropriamente continuiamo a definire rifiuti. Che si tratti di un’automobile o di una mozzarella il paradigma della qualità non cambia perché tutti noi cominciamo a vedere meglio i possibili vantaggi di un sistema produttivo, di servizi e infrastrutturale pulito. Vale la pena segnalare come la nostra penisola sia proprio il campo ottimale per lo sviluppo del concetto di eco-sostenibilità. E l’energia è il terreno più propizio. L’Italia e non la Svezia dovrebbe essere all’avanguardia nella produzione di energia solare.

L’Italia e non la Germania dovrebbe sfruttare di più e meglio la forza del vento. Solo l’Italia e pochi altri paesi in Europa potrebbero sviluppare al massimo la geotermia e l’energia idroelettrica. Ma affinché tutto questo diventi possibile occorre che i Governi facciano scelte sagge e lungimiranti. E anche un po’ di fantasia non guasterebbe per far procedere di pari passo le grandi scelte strutturali con i piccoli comportamenti quotidiani e gli stili di vita individuali. Quando l’amministrazione Obama ha lanciato il GreenGov per raccogliere idee tra i dipendenti pubblici allo scopo di ridurre le emissioni di CO2, in pochi giorni sono state raccolte oltre 6mila idee.

Dal telelavoro agli incentivi per i ciclisti, dagli orti sui tetti dei palazzi pubblici alla riduzione dell’orario per risparmiare energia. C’è stato anche chi ha proposto di vendere l’auto in cambio di un abbonamento perenne e gratuito ai mezzi pubblici e chi ha suggerito di installare il wi-fi sugli autobus per lavorare mentre si va in ufficio. Qualche idea può sembrare strampalata. Ma non sarà mai tanto folle quanto quella di chi obbliga tutti i giorni milioni di persone a spostarsi da una parte all’altra della città o di chi ha incentivato l’uso forsennato del mezzo privato anziché di quello pubblico