Valori condivisi
Sviluppo integrale dell’uomo, etica ed economia, globalizzazione, riforma della finanza, responsabilità sociale dell’impresa, ruolo dei consumatori. E poi un paragrafo che, per la prima volta in un’enciclica, mette in risalto la funzione positiva della cooperazione di consumatori. Ne parliamo con Sergio Costalli, vice presidente e amministratore delegato di Unicoop Tirreno.
Dopo la Populorum Progressio di Paolo VI, la chiesa torna a porre, nel mondo globalizzato di oggi, il tema della costruzione di una società (terrena e non celeste) secondo libertà e giustizia che metta al centro l’uomo e non il profitto. Il fatto che la recente lettera enciclica di Benedetto XVI riconosca espressamente il valore sociale della cooperazione, in particolare quella di consumo, è di enorme rilevanza perché afferma il principio del bene comune come fine ultimo dell’agire economico e non di un’astratta categoria dello spirito.
Il mercato insomma non deve essere il luogo della sopraffazione del forte sul debole e la cooperazione è un modello d’impresa valido non solo per il passato e il presente, ma anche e soprattutto per il futuro. «L’enciclica di Benedetto XVI Caritas in Veritate parla di noi», dice Sergio Costalli, vice presidente e amministratore delegato di Unicoop Tirreno – e parla a noi stimolando riflessione e confronto».
Perché è importante confrontarsi con questa enciclica? «Premesso che molti argomenti ci sono familiari, altri un po’ meno, la lettura della Caritas in Veritate è uno stimolo a meglio comprendere le ragioni che ci spingono a credere nei nostri valori e a lavorare per affermarli. Ci è utile anche per focalizzare la nostra strategia imprenditoriale attraverso un’attenta rilettura della nostra missione alla luce delle nuove necessità e aspettative dei cittadini, dei consumatori e dei soci. Percepire condivisione attorno al difficile ruolo che siamo chiamati a svolgere, vedere confermati e apprezzati quei valori che da sempre sono anche i nostri ci incoraggia a proseguire con fermezza e convinzione sulla nostra strada. Ci conferma che siamo nel giusto, che si può fare impresa in maniera “diversa”, giusta, rispettando le leggi, le persone e l’ambiente, dando vantaggi importanti a centinaia di migliaia di soci, ai consumatori e al territorio. La sola nostra presenza sta a dimostrare che i valori richiamati possono tradursi in realtà economica quotidiana. Abbiamo quindi una grande responsabilità, ma non siamo soli!»
L’enciclica fa un richiamo alla riscoperta dei valori di fondo per costruire un futuro migliore... «Sì, e questo ci trova d’accordo. La responsabilità sociale è qualcosa di permanente, destinata a connotare il comportamento dell’impresa. La figura del consumatore come ricettore passivo delle proposte che gli provengono dalla produzione e dalla distribuzione sta cedendo il passo a un soggetto che desidera certo ancora consumare, ma in maniera più consapevole, un consumatore che con le sue decisioni di acquisto e i suoi comportamenti può determinare l’offerta di beni e servizi che richiede al mercato. Oggi per il consumatore non è più sufficiente, anche se ancora molto importante, il rapporto qualitàprezzo, ma vuole sapere come quel certo bene è stato prodotto e se nel corso della produzione l’impresa ha inquinato l’ambiente o ha leso i diritti fondamentali della persona».
Per la prima volta un’enciclica esalta i valori e il ruolo positivo della cooperazione di consumatori. «Sì. Nel momento in cui si manifesta una forte riduzione del potere d’acquisto, al paragrafo 66 il Papa rivolge un richiamo a consumare con maggiore sobrietà e rileva la necessità di percorrere altre strade con forme di cooperazione all’acquisto come le cooperative di consumatori. Il Papa auspica inoltre la diffusione della commercializzazione di prodotti provenienti dalle aree più depresse del pianeta, a condizione che si tratti veramente di un mercato equo e solidale trasparente e richiama ad un più incisivo ruolo dei consumatori come fattore di democrazia economica. Questo paragrafo potremmo averlo scritto noi!».











