Vieni avanti creativo

Innovazione, futuro, cambiamento, possibilità. Le parole che fanno rima con creatività, a cui la Toscana dedica a ottobre un Festival internazionale

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Per molti aspetti il capoluogo toscano sembra essersi fermato al Rinascimento. Ma nella tre giorni del Festival della Creatività la città di Dante distoglie lo sguardo dai capolavori di Brunelleschi e Michelangelo per guardare che cosa succede nel presente. Come saranno le città del futuro e come si profila il futuro delle nostre città? È questo il tema che farà da filo conduttore all’edizione 2009 del “Festival della Creatività”, la manifestazione che dal 2006 fa di Firenze la “culla dell’innovazione”, come fu nei secoli passati.

tutto è possibile Catalogarlo come mostra equivarrebbe a tradire il concetto stesso su cui il Festival si basa: dal 15 al 18 ottobre la Fortezza da Basso si trasforma, infatti, in un gigantesco laboratorio in cui lo spettatore partecipa in prima persona all’evento, raccogliendo gli stimoli da cui è sollecitato e contribuendo a crearne di nuovi. Questa è la prospettiva con cui vengono organizzati la mostra multimediale “Metamorfosi urbane”, che racconta l’evoluzione e lo sviluppo di città come Medellin e Il Cairo, Seul e San Paolo, e il Progetto Europa in cui ogni nazione europea presenterà un lavoro di creatività applicata agli spazi urbani. Ecco perché gran parte delle manifestazioni si svolgono nella formula di laboratori e workshop: dall’architettura alla scienza, dalla musica al risparmio idrico, nel segno della sperimentazione. «L’idea del festival nasce da un’intuizione del presidente della Regione Claudio Martini – spiega il direttore artistico del Festival Daniele Lauria – con il doppio obiettivo di rilanciare l’immagine della Toscana come culla della sperimentazione artistica e scientifica e renderla al tempo stesso luogo di incontro e confronto per chi nel mondo si occupa dell’innovazione e della sua applicabilità al futuro».

Per spiegare lo spirito che soggiace al Festival fiorentino, Lauria ricorre ad un aforisma del sociologo Derrick De Kerckhove: “Creatività è la moltiplicazione delle possibilità”. E le città rappresentano l’epicentro dei fenomeni dell’industria creativa.

ritorno al futuro Purtroppo «Il nostro paese è abituato al consumo dei propri beni artistici e culturali ed è impegnato a valorizzarli per attirare il turismo di massa – afferma Lauria – dimenticando di guardare alla produzione contemporanea, linfa vitale della nostra società. Così spesso le nostre città poco attente al futuro, Firenze in primis». È per questo che i segnali in controtendenza a questa mentalità diffusa passano spesso in secondo piano, raggiungendo paradossalmente fama e riconoscimenti all’estero più che in Italia.

Ma ciò non vuol dire che non esistano, come dimostrano, ad esempio, il laboratorio di Sant’Anna di Pisa da anni all’avanguardia nella programmazione robotica, il Polo Scientifico di Navacchio (nato per favorire la competitività sul mercato delle piccole e medie imprese attraverso lo sviluppo tecnologico) e le numerose aziende dell’aretino dedite all’innovazione nel campo delle energie rinnovabili. Come dire, l’onda lunga del genio creativo di Leonardo Da Vinci...


COSE DI FANTASIA
Come la creatività “ricompone” le cose in modo nuovo.

«La definizione di creatività – spiega Helga Martorella, psicologa della Gestalt (un indirizzo che fonda l’intervento psicologico sul sostegno alle risorse che ogni individuo possiede in sé, seppure in quantità limitata) e dottore di ricerca in psicologia sociale presso l’Università “La Sapienza” di Roma – è inafferrabile, nonostante tutti sappiano a cosa il termine si riferisce. Creatività è ristrutturazione, ricomposizione di ciò che esiste in un modo nuovo, che non corrisponde alla somma degli oggetti conosciuti. Si tratta di una potenzialità insita in ognuno di noi».

Ma forse l’eccesso di stimoli che sicuramente contraddistingue la nostra società rispetto ai secoli, ma anche ai decenni passati, non favorisce lo sviluppo di questa potenzialità. «È difficile rispondere – continua Martorella –. La creatività appartiene a una sfera del cervello che attinge a un linguaggio non nominale, ma analogico: si procede per analogie, e questo è il motivo per cui un bambino riesce a vedere una scarpa non solo come un oggetto che gli serve per camminare, ma magari come una navicella spaziale o un telefono. Nei bambini, infatti, il nome e la funzionalità degli oggetti sono ancora poco radicati. Teoricamente un sovrappiù di stimoli può creare le basi per sbizzarrire la fantasia, ma il segreto è mantenere la capacità di utilizzare tali stimoli in modo creativo, elaborare sintesi personali e originali, via via che gli oggetti che ci circondano acquisiscono il loro valore nominale».

Si capisce allora come la scuola e le istituzioni abbiano un ruolo fondamentale nell’aiutare i bambini a tirare fuori, a mantenere e sviluppare la loro creatività. «Purtroppo nelle scuole italiane questo tipo di educazione è ancora agli albori – sottolinea la psicologa – al pari dell’educazione all’emotività. Qualche istituto organizza sì laboratori cosiddetti “creativi”, ma spesso si tratta di lezioni di disegno o di canto, anche perché raramente gli insegnanti hanno una formazione che permette loro di lavorare al concetto di creatività come trasposizione».

Ci prova il Festival fiorentino, che nella sezione “Kids for the city” presenta i progetti realizzati dai ragazzi di alcune scuole primarie toscane: al centro la fruizione e la percezione delle città da parte dei più piccoli, raccontata attraverso percorsi tematici e laboratori.

Info www.festivaldellacreativita.it