Vita morte e miracoli

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Quale nesso si può trovare, o immaginare ci possa essere stato, tra lady Diana Spencer, il padre Pio da Pietrelcina, Annamaria Franzoni (e ancora se ne potrebbero citare)? Nessun nesso, si capisce, tranne il fatto che queste persone, e diverse altre già da tempo scomparse o ancora viventi, sono tutte state “arruolate” in questi anni dagli specialisti del chiacchiericcio tv e messe ricorrentemente, con insistenza, al centro dello show.

Loro, la loro immagine, le loro vicende. Sono presenze familiari, si può dire, nelle serate degli italiani. L’inquieta principessa finita tragicamente, il santo che fa miracoli, la madre condannata per infanticidio e alcuni altri personaggi sono evidentemente considerati, per quelli che sono i motivi della loro notorietà e il genere del loro appeal – come oggi si dice – degli ottimi richiami per le platee televisive: soprattutto in certe serate in cui può tornare utile distrarre l’attenzione del pubblico da questioni meno gradite a chi tira le fila.

Questa passa per essere la chiave dell’intrattenimento televisivo, di cui peraltro il talk show è parte integrante, dietro lo schermo maldestramente evocato dell’informazione. Niente da dire, allora, se questo deve essere l’intrattenimento. Ma c’è da essere proprio sicuri che prodigi, delitti e drammi passionali siano tutto ciò che interessa una platea televisiva? Sono certamente, da che mondo è mondo, generi di successo, nel senso che le opere ad essi ispirate hanno sempre incontrato il favore popolare, prima nella tradizione orale, poi nella letteratura e nel teatro, e da un secolo in qua anche nel cinema. Ma quel successo era in qualche modo “certificato” dalle scelte del pubblico, certo influenzate e magari condizionate da diversi poteri, ma pur sempre espresse in alternativa ad altre opzioni possibili.

Quando invece si dice oggi che “è il pubblico della Tv a volere questo tipo di roba” si mente sapendo di mentire, perché quel pubblico ha ben scarse possibilità di scelta, almeno per quel che riguarda la cosiddetta Tv generalista a diffusione terrestre (cioè quella che arriva in casa della grande maggioranza degli italiani); né ha, quel pubblico, alcuna possibilità di esprimere il proprio maggiore o minor gradimento, al di fuori dello strumento truffaldino dell’auditel che non è al suo servizio ma, come tutti sanno, al servizio degli inserzionisti pubblicitari e delle emittenti Tv.

é lui?

Vorrei sapere se questo sig. Tito Cortese è quel giornalista che fece l'indimenticabile trasmissione "Di Tasca Nostra". Grazie P.B.

E' proprio lui.

E' proprio lui. Si tratta di Tito Cortese, il giornalista che nei primi anni '80 curava la trasmissione "Di tasca nostra" su RAI 2

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