Zitto e moscato!

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La progenitrice di tutta la viticultura. Così è considerata l’uva moscato, che dall’Asia Minore arrivò in Italia tramite i coloni greci ed ora è coltivata in tutto lo Stivale, in Alto Adige come in Sicilia. Un vitigno da cui deriva un vino dolce e profumato che si declina in tante versioni, a seconda delle regioni d’Italia: dal Muscat Blanc Fletri della Valle d’Aosta al toscano Moscadello, dal siciliano di Siracusa al calabrese di Saracena, dal sardo di Cagliari fino al più noto Moscato d’Asti Docg (denominazione d’origine controllata e garantita). Tutti vini che i sommelier consigliano in abbinamento alla frutta, ai gelati e soprattutto ai dolci tipici.
coppia d’assi Così il Moscato di Pantelleria, dalla fragranza di fiori d’arancio e aroma di frutta candita, albicocca secca e fichi, fa coppia con le cassate, i cannoli e i dolci di ricotta, così come gli altri due Doc siciliani, il moscato di Siracusa e quello di Noto. Il Terracina, con il profumo dolce che attira le api (non a caso i romani avevano battezzato questa varietà d’uva Apiana) si abbina ai biscotti secchi, al pan giallo romano e alla pizza ternana. Il moscato di Trani, tanto nella versione dolce quanto nel tipo liquoroso, accompagna la pasticceria secca di mandorle e le macedonie di frutta. Il moscato Scanzo, diffuso soprattutto in provincia di Bergamo, di coloro rosso rubino e marcato retrogusto di mandorle, si accosta alle castagne e ai pudding alla crema. Il Moscato dei Colli Euganei bagna le crêpes, quello di Montalcino i cantucci e quello di Cagliari le seadas. Infine, il moscato giallo di Besennello, in Trentino, dal sapore intenso e piacevolmente abboccato, è servito con dolci al miele ma anche con i formaggi di malga.
alcol permettendo L’unico in grado di competere con uno spumante al momento del dessert è, però, il Moscato d’Asti, frizzantino e dolce senza essere stucchevole, alcolico ma tanto leggero da non dare mai alla testa. Questo vino, frutto di storia secolare delle terre piemontesi, torna oggi in auge come un prodotto assai moderno: con la sua bassa gradazione alcolica l’Asti viene rivalutato come bevanda “permessa” ad ogni ora. La sua naturale effervescenza intercetta anche la passione crescente per le bollicine, che ha portato a una destagionalizzazione degli spumanti, il cui consumo non è più relegato alle classiche feste di Natale e Pasqua ma spalmato durante tutto l’arco dell’anno. Dalla sua, poi, il Moscato d’Asti, ha il vantaggio del prezzo contenuto, che non guasta in tempi di crisi. «Le vendite registrano una crescita del 10 per cento – afferma Angelo Dezzani, direttore della società cooperativa dei Produttori Moscato d’Asti Associati –. Un andamento in controtendenza, dovuto sicuramente al prezzo equilibrato, garantito insieme alla qualità del prodotto». Il costo di una bottiglia di Moscato d’Asti varia infatti dai 5 ai 10 euro e solo alcune etichette superano questo prezzo. Anche gli altri moscati sono accessibili, pur variando molto da cantina a cantina: le quotazioni più elevate le raggiungono alcune etichette del Pantelleria, prodotte in quantità limitate.
un’ottima annata L’impegno dei produttori, non solo quelli piemontesi, è stato sicuramente premiato quest’anno dalla natura: uve bellissime, di colore dorate e perfettamente sane. La vendemmia è arrivata ovunque in anticipo e l’annata è stata a giudizio unanime molto buona. Secondo gli enologi, la peculiarità del Moscato è il sapore fruttato, con sensazioni che riportano ai fiori di acacia, di glicine e di arancio e l’aroma muschiato dell’uva di origine: non a caso il Muscatellum, come lo chiamavano un tempo, deriva il suo nome da muscum, cioè muschio, a causa proprio del profumo intenso e del suo aroma dolce. Le varietà del vitigno sono il giallo; il bianco (quello del Moscato d’Asti); il moscato di Terracina; il Nero d’Acqui; di Scanzo; di Alessandria (o zibibbo, da cui si ottiene il moscato di Pantelleria). Tutti vini dolci, passiti o liquorosi da dessert. Solo il Terracina Doc viene utilizzato anche come aperitivo, ma il più versatile resta l’Asti, per un brindisi a fine pasto, dei pasticcini a metà pomeriggio o una tartina in serata. Nella zona di produzione, 52 comuni appartenenti alle province di Alessandria, Asti e Cuneo, lo offrono in accoppiamento con pane e salame, ma anche con fichi e melone, anche se l’abbinamento tipico è con la torta di nocciole.
a freddo Seguendo la tecnologia avanzata del freddo il succo ottenuto dall’uva pigiata con spremitura soffice e passata in torchi a delicata pressione viene introdotto in recipienti di acciaio inox, dove si mantiene alla temperatura di zero gradi centigradi, che impedisce la fermentazione. Ma come scegliere un prodotto di buon livello? «I vini Docg e Doc già danno la garanzia dei controlli statali – risponde Dezzani – poi bisogna affidarsi all’esperienza del rivenditore oppure informarsi attraverso conoscenti o la stampa: bisogna avere la passione di scoprire la bottiglia che incontra il gusto personale». Il consiglio dell’esperto è di non aspettare troppo tempo dopo l’acquisto – il Moscato ha vita breve e col tempo non migliora –; è quindi preferibile brindare entro un anno e conservare le bottiglie in cantine fresche o in ambienti con temperature costanti e piuttosto basse. Servire in bicchieri di cristallo liscio e non lavorato, a calice ampio alla base, alla temperatura di circa 9-10 gradi centigradi. Al “Moscato Wine festival“, a Torino, inizio giugno, si può scegliere tra 250 etichette.

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