A nostra scelta

Crescita sembra essere la parola d’ordine dei nostri tempi, da quando la crisi ha investito gran parte delle economie mondiali. E l’invocazione della crescita si è fatta martellante e insistente da noi soprattutto nell’ultimo anno visto il ritardo della ripresa, più volte annunciata e non ancora arrivata. Ma le invocazioni servono a poco, così come gli annunci. C’è piuttosto da chiedersi quale crescita sia possibile e quale auspicabile, visto che il ripristino dei meccanismi ante-crisi (quelli stessi che peraltro l’hanno provocata o comunque non sono valsi a evitarla) non appare realizzabile, almeno nei termini e nella misura dei decenni precedenti. È infatti opinione condivisa che tassi d’incremento del Pil come quelli passati non siano raggiungibili nel breve-medio periodo e verosimilmente neanche più in là. Questo significa che la crescita dovrà essere perseguita e realizzata nell’ambito di risorse certe, da gestire meglio.

In altri termini: il tempo del bengodi è finito e lo è anche la possibilità di scaricare sulle generazioni future il prezzo di una spesa complessiva proiettata al di là della risorse disponibili. Allora, poiché l’obiettivo delle scelte di politica economica è, o dovrebbe essere, quello di far stare meglio la generalità delle persone, la questione si sposta sulla qualità delle scelte. Il Pil è il prodotto interno lordo, cioè l’insieme della ricchezza prodotta in un paese. Si tratta di scegliere, primo su che cosa puntare per accrescere tale ricchezza, secondo come operare perché essa sia distribuita in modo da migliorare le condizioni di tutti. Dare lavoro a chi non ce l’ha è la prima esigenza: ma si può farlo in modi diversi, ad esempio, costruendo nuovi grattacieli nelle città soffocate dal cemento oppure mettendo in sicurezza l’assetto idrogeologico di un territorio che sta andando in malora. In entrambi i modi si crea occupazione e s’incrementa il Pil: bisogna scegliere. E ancora: si può creare lavoro sia investendo nell’istruzione e nella ricerca sia moltiplicando opportunità e sedi per i giochi d’azzardo. Sono esempi sommari, ma è solo per dare l’idea delle scelte da fare per incrementare il famoso Pil.

A nostra scelta

A nostra scelta

Quanto al secondo punto – la distribuzione della ricchezza prodotta – non occorrono tante parole per dire di quale scelta si tratti: bastano quelle adottate di recente dal presidente degli Stati Uniti per affermare la necessità di tassare di più i ricchi e alleggerire le imposte sui ceti medi.

Infine, per riconoscersi nello sforzo per la crescita, il paese dev’essere certo che essa possa svolgersi nella legalità.

Questo è un punto centrale di tutta la questione.