Buona cera

Crea l’atmosfera, con la sua fiamma rallegra e rende speciali con poco sforzo i nostri momenti. Attraverso le sue fragranze contribuisce a profumare gli ambienti e ad assicurarci una sensazione di benessere e relax. Accendere una candela in casa, insomma, è una piccola coccola verso noi stessi e i nostri ospiti che, tra l’altro, è alla portata di ogni tasca. A condizione, ovviamente, di scegliere una candela fatta ad arte per non correre il rischio di trovarsi di fronte a un prodotto pericoloso.

Ritorno di fiamma, buona cera

Gli allarmi, ricorrenti nelle denunce delle associazioni internazionali dei consumatori, non mancano e spesso hanno dimostrato la presenza sul mercato, accanto a lumi di ottima qualità, di altri in grado di sprigionare vapori tossici anche in quantità preoccupanti. E allora anche la scelta di un complemento d’arredo così semplice, quale dovrebbe essere la candela, rende necessarie alcune accortezze da parte del consumatore. La prima è conoscere, almeno per sommi capi, la materia prima di cui sono composti questi oggetti. L’ingrediente principale, ovviamente, è la cera che può essere tanto naturale quanto di sintesi. Nella prima categoria rientra tanto quella ottenuta, per l’appunto, dalla produzione delle api ma anche dalla lanolina o dal sego o da specie vegetali, come la carnauba e la candelilla. Tra le sintetiche, invece, rientrano tutte quelle derivate dal petrolio. E in questo caso si tratterà di paraffine, cere microcristalline o petrolati. 

Fuochi artificiali 

Di per sé queste categorie non sono sufficienti a stabilire la qualità e la sicurezza di una candela. Tanto per intenderci, non è detto che un prodotto che si dichiara naturale sia meno pericoloso di uno sintetico: per la atossicità dei fumi di questi oggetti, infatti, è determinante il grado di purezza e la raffinazione delle materie prime, comprese le essenze eventualmente aggiunte per assicurare una determinata profumazione. Peccato che, molto spesso, si tratti di caratteristiche che non è dato conoscere al momento dell’acquisto, visto che non esiste alcun obbligo di un’etichetta sufficientemente informativa. Proprio per questo, però, trovarne una ricca di indicazioni può essere un primo segnale di correttezza del produttore da non sottovalutare. In qualche caso, poi, sulle confezioni appaiono anche diciture che possono aiutare a valutare la qualità delle materie prime utilizzate. Tra queste le più comuni sono sui coloranti “idonei al contatto con gli alimenti”. Di cosa si tratta? Di un’autocertificazione che esclude possano contenere sostanze pericolose (cromo, piombo o altri metalli pesanti), ma non assicura che non ne sviluppino durante la combustione. Una vera e propria certificazione, invece, è quella “secondo le norme Ral” che prevede il controllo degli standard con cui è prodotta la materia prima.

Il gioco vale la candela 

Altra autocertificazione che può eventualmente campeggiare sulle etichette è che le fragranze rispettino le regole Ifra. In questo caso si tratta dell’associazione delle industrie produttrici di fragranze che dettano regole stringenti sulla atossicità dei profumi che mettono in commercio. Infine l’Uni (l’Ente Nazionale Italiano di Unificazione) ha pubblicato 3 norme tecniche riguardanti i requisiti e i metodi di cera prova per la valutazione della sicurezza delle candele, con riferimento alla determinazione dell’indice di fuliggine, alla prevenzione degli incendi domestici e all’etichettatura e informazione dei consumatori. Sulla base di tali norme è possibile ottenere una certificazione di prodotto che tuteli l’utilizzatore finale garantendogli la corretta realizzazione della candela e il rispetto delle normative tecniche emanate. Per evitare di mettere nel carrello una candela scadente o perfino pericolosa dobbiamo fare attenzione anche allo stoppino. Se ci accorgiamo che al suo interno ha un’anima di nylon o piombo (basta inciderlo anche leggermente con l’unghia per distinguerla dal cotone intrecciato), lasciamo il prodotto sullo scaffale: è un campanello d’allarme della possibilità che sprigioni sostanze tossiche come ossido di piombo, benzene e diossine. Quando si acquista una candela colorata in un contenitore (le cosiddette tea light contenute in vetro, alluminio o terracotta) provate a estrarla dal cilindretto: è facile imbattersi in prodotti scadenti che, sotto il primo sottile strato di cera colorata e profumata, nascondono una parte più consistente bianca e non profumata. Un indice di prodotti di basso prezzo e pessima qualità. Di fronte a questi piccoli inganni, non è sbagliato sospettare anche della qualità e della sicurezza della candela.

Luce dello stoppino

Qualche piccolo segreto per far bruciare bene una candela cera e assicurarci il benefico effetto della luce. 

buena cera

Al momento della prima accensione tagliamo lo stoppino a una lunghezza di circa 5 millimetri: è l’ideale perché bruci bene e non faccia fumo. Se notiamo una fiamma eccessivamente tremolante, troppo alta o irregolare, spegniamo la candela, lasciamola raffreddare e accorciamo lo stoppino. Ne miglioreremo la combustione. Al momento di spegnerla, se non disponiamo di uno spegnicandele, il modo migliore sarebbe ripiegare lo stoppino nella cera fusa. In questo modo, oltre a evitare fumo e odori, avremo una candela con stoppino ben cerato, pronto a riaccendersi al successivo utilizzo.